Costi di un sito web: quali capitalizzare e detrarre

Aprire e gestire un sito web oggi è diventato di moda e un’esigenza impellente nell’attuale era di internet e della digitalizzazione dei prodotti e dei servizi. Si tratta di un elemento e strumento di marketing a 360 gradi che permette di promuovere e realizzare una strategia di digital marketing per le aziende e professionisti che hanno qualcosa da promuovere, vendere o di informare semplicemente (si pensi ad esempio ai contenuti editoriali di una testata giornalistica).

Un sito web consente di ampliare le tradizionali strategie commerciali e pubblicitarie, venendo a rappresentare un’opportunità rilevante per far conoscere la propria attività, vendere servizi di consulenza, incrementare una rete di conoscenze e di rapporti, che possono trasformarsi in futuri profitti ed introiti.

Progettare e realizzare un sito web necessita di conoscenze specifiche ed approfondite, in termini di linguaggio di programmazione, piattaforme web, grafica, posizionamento, marketing, SEO, che solamente esperti del settore possono offrire al meglio alla clientela privata ed aziendale. Avvalersi della consulenza di un esperto comporta il sostenimento di oneri di varia natura, fissi e variabili, a seconda dello scopo che l’impresa o il professionista intendono raggiungere. E, dal punto di vista fiscale, i costi relativi alla gestione di un sito web aziendale o di professionisti sono deducibili? Vediamo di capire meglio e partiamo proprio dalla differenza e dalle categorie dei siti web per capire e descrivere il regime fiscale soggiacente ad ogni diversa tipologia.

Siti web: diversità e scopi

Navigando in Internet si riesce a capire come esistano diverse tipologie di siti web. Internet è come un oceano in cui è possibile “pescare” tanti tipi di pesci e così il canale telematico. Possiamo raggruppare questa miriadi di siti web in tre macro-categorie, che celano diversi trattamenti fiscali degli oneri che generano.

  1. Sito e-commerce: forse la finalità più comune di un sito web di un’azienda qualsiasi da quelle agricole a quelle manifatturiere a quelle dei servizi (banca, assicurazione, turismo, etc.). Il sito web avente la finalità di vendere e commercializzare prodotti e servizi direttamente sul canale telematico consente di gestire categorie di prodotti, servizi e molteplici informazioni e dati. L’e-commerce può generare diversi tipi di oneri legati a brand, domini internet e costi di pubblicità, che sono gli elementi e driver determinanti per il successo economico del sito. La disciplina dell’E-commerce si sa è molto complessa e “investe” diverse relative al commercio elettronico, alla disciplina per la tutela dei consumatori, alle disposizioni sui segni distintivi e la pubblicità, oltre che la protezione dei dati personali.
  2. Sito con uno scopo di mera divulgazione e di informazione (si pensi alle testate giornalistiche, ai magazine, riviste sul web, etc.). Si tratta di un sito web con contenuti editoriali meramente informativi e di comunicazione nei confronti di una platea più o meno variegata di cittadini, contribuenti, consumatori e lettori. Si tratta di un sito che indichi i servizi forniti e i contatti utili per mettersi in contatto con la redazione. per raggiungerla fisicamente. Si tratta di siti i cui contenuti si aggiornano di frequente con sezioni di notizie o di informazione, la cui natura dinamica dei contenuti rende molto efficace sviluppare campagne di promozione sui motori di ricerca, sfruttando molto bene la grafica e facendo leva sull’impatto emozionale del lettore. Sono questi i siti che sono che comportano costi di realizzazione e di gestione più esosi.
  3. Sito pubblicitario, si tratta anch’esso di un sito dinamico che permette di presentare il catalogo di beni e servizi che l’impresa o uno studio di liberi professionisti offre. L’obiettivo principale del sito è quello promuovere l’azienda o lo studio o i contenuti editoriali (E-book, servizi di consulenza aziendale etc.) che intende offrire alla clientela. Si tratta di siti web volti a promuovere la brand identity, oltre che promuovere i servizi offerti.

Costi sito web: capitalizzazione in bilancio e trattamento contabile

Secondo il principio prudenziale, gli oneri sostenuti per la realizzazione e la gestione di un sito web devono essere capitalizzati, a condizione che ne sia dimostrata l’utilità futura e che sia stimabile la loro recuperabilità. Per i siti di e-commerce il trattamento fiscale e contabile degli oneri è assimilabile a quello relativo ai software applicativi acquistati a titolo di proprietà (voce B.I.3 “Diritti di brevetto industriale e utilizzazione delle opere dell’ingegno”).

Inoltre, per i siti web, i cui oneri sono capitalizzati, l’ammortamento deve essere a quote costanti correlate al periodo di prevista utilità futura. Da un punto di vista tributario l’articolo 103, comma 1, del DPR n. 917/86 dispone che “le quote di ammortamento del costo dei diritti di utilizzazione di opere dell’ingegno sono deducibili in misura non superiore al 50% del costo purché ovviamente il bene stesso partecipi al processo produttivo in modo duraturo”.

Per quanto concerne i costi di gestione dei siti web, occorre considerare i seguenti:

  • Costi di manutenzione e gestione del sito web: oneri legati al server utilizzato per la memorizzazione dei dati e per l’hosting, e le consulenze legate a questi aspetti. Si tratta di costi operativi sostenuti nell’esercizio contabile;
  • Costi legati al dominio internet, si tratta del costo annuo legato al dominio internet del sito ovvero la denominazione che identifica un sito web e può essere acquistato esclusivamente in concessione per l’utilizzo. Gli oneri sostenuti per il dominio devono essere capitalizzati come oneri pluriennali, alla voce di bilancio B.I.4 e ammortizzate come “Concessioni, licenze e simili“.
  • Costi legati alla redazione dei contenuti editoriali, sono i costi sostenuti per onorare i compensi economici dei collaboratori editoriali, blogger, redattori freelance. Vanno iscritti in conto economico e spesati nell’esercizio contabile.

 

 



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