Curva di Laffer: cos’è e come si legge

Tutto quello che c’è da sapere sulla curva di Laffer e sul significato dell’equazione di tale curva. Scopriamo come si legge e perché tenere conto di questi risultati teorici è di importanza fondamentale per la politica fiscale di qualsiasi Paese, al fine di massimizzare le entrate.

Che cos’è la curva di Laffer e cosa mette in relazione

In questo articolo ci occupiamo di un argomento di economia particolarmente teorico ma che porta ad alcuni risultati decisamente importanti. Stiamo parlando della curva di Laffer, un’equazione creata dall’economista statunitense Arthur Laffer. I due aspetti dell’economia che vengono messi in relazione all’interno di questa teoria sono la pressione fiscale ed il gettito fiscale. In questo senso è bene specificare che per pressione fiscale si intende la percentuale di reddito che un cittadino residente in un determinato Paese è tenuto a versare sotto forma di tasse. Il gettito fiscale è invece l’ammontare di denaro che entra nelle casse dello Stato, proprio grazie alle tasse che sono state pagate dai cittadini.

Come facilmente intuibile anche senza essere esperti di economia questi due aspetti sono strettamente collegati, tuttavia Laffer con la propria curva ha ottenuto dei risultati decisamente controintuitivi. Proprio questo è l’aspetto che ha reso celebre questo economista e che rende la curva da lui creata uno strumento fondamentale per studiare, almeno in linea teorica, quale politica fiscale applicare per ottenere il massimo gettito fiscale. Come avviene per moltissimi fondamentali risultati economici in campo teorico, la rappresentazione grafica sotto forma di curva è la migliore per avere una visione immediata della teoria che c’è dietro la curva stessa. Per questo motivo nei prossimi paragrafi vedremo nel dettaglio come si legge la curva di Laffer ed i risultati fondamentali che si possono ricavare da essa semplicemente osservandola.

Come si legge la curva di Laffer e risultati importanti

Per quanto detto finora, tutto quello che sappiamo è che la curva di Laffer mette in relazione la tassazione applicata da uno Stato con le relative entrate fiscali. Intuitivamente si potrebbe pensare che la relazione tra questi due aspetti sia lineare e strettamente crescente: aumentando l’imposizione fiscale le entrate per lo Stato non possono che aumentare. Nella sua teoria economica Laffer afferma tutt’altro: la tassazione che massimizza il gettito fiscale esiste ma non si trova nel punto relativo alla tassazione massima possibile e cioè del 100%. Non solo: tra i risultati più importanti che si possono osservare dalla curva di Laffer c’è quello per cui il gettito fiscale nel caso il cui lo Stato applichi una pressione fiscale del 100% è nulla.

Prima di vedere graficamente la curva di Laffer consideriamo le assunzioni sulle quali la curva stessa si basa. Innanzitutto, considerando che nell’asse delle x figura la pressione fiscale, qui il grafico va da 0 a 100. Il primo aspetto considerato da Laffer nella propria teoria è che il valore dell’asse y, relativo al gettito fiscale, è pari a 0 ai due estremi. Per quanto riguarda l’estremo inferiore dell’asse x c’è poco da dire: un’imposizione fiscale dello 0% porta ad entrate fiscali pari a zero. Molto semplicemente, se uno Stato decide di non far pagare le tasse non avrà alcuna entrata fiscale. Diverso è il discorso relativo al valore del gettito fiscale in corrispondenza di una pressione fiscale del 100%. In questo caso come abbiamo già detto il risultato è decisamente controintuitivo, visto che Laffer afferma che le entrate fiscali sarebbero pari a 0.

Vediamo in che modo può essere letto questo risultato. Una pressione fiscale del 100% significa che tutto ciò che un cittadino guadagna lo deve versare come tasse. Che cosa succederebbe se un politico decidesse di attuare questo tipo di regime fiscale? Inutile dire che i cittadini si troverebbero costretti ad evadere le tasse per tenersi i propri guadagni: dunque entrate per lo Stato pari a 0. Tra i fattori che possono determinare un gettito fiscale nullo in caso di tassazione del 100% c’è quello che riguarda la chiusura delle imprese. Una pressione fiscale troppo elevata costringerebbe gli imprenditori a chiudere le proprie aziende, il che porterebbe allo stesso modo un gettito fiscale pari a 0. Dunque, sebbene i due casi considerati siano estremi e prettamente teorici, abbiamo capito che la curva di Laffer inizia e finisce nel punto di ordinata pari a 0.


Per vedere nel dettaglio a partire da quali ragionamenti teorici è stata creata la curva di Laffer, proviamo a “percorrere” passo passo la curva stessa. Partendo dall’origine, in cui sappiamo che il gettito fiscale è pari a 0, cosa può accadere alla nostra curva spostandoci verso destra? In questo caso stiamo aumentando la percentuale di tasse che devono essere pagati dai cittadini. Di conseguenza le entrate fiscali non possono che aumentare rispetto al caso in cui non sia previsto alcun tipo di contributo. Si può immaginare che questo trend di crescita valga per diversi valori dell’asse delle ascisse, sempre considerando che più tasse vengono pagate dai cittadini e maggiore saranno le entrate per lo Stato. Come abbiamo già detto tuttavia non è vero che questa crescita continua ogni volta che ci si sposta verso destra sull’asse x.

La curva di Laffer termina in 0, dunque considerando la curva dal punto di vista strettamente matematico è necessario che il trend crescente sia seguito da un trend decrescente. Se così non fosse infatti la curva non raggiungerebbe mai il punto di ordinata pari a 0. Dal punto di vista economico questo significa che a partire da un certo punto in poi aumentando l’imposizione fiscale si avrebbe un abbassamento delle entrate fiscali di uno Stato. I motivi di tale abbassamento sono praticamente gli stessi discussi in precedenza. Aumentando troppo la pressione fiscale si ha innanzitutto un aumento del tasso di evasione. Si potrebbe obiettare che questo è un falso problema, visto che basterebbe controllare tale evasione. Tuttavia un altro aspetto da considerare è che molte imprese potrebbero chiudere o comunque licenziare personale per far fronte all’aumento delle uscite causato dalle aliquote più alte. Di conseguenza ci sarebbero meno lavoratori e quindi meno entrate per lo Stato rispetto al caso in cui la pressione fiscale fosse più bassa.

Dopo aver analizzato la teoria economica sulla quale è basata la curva di Laffer, di seguito trovate la rappresentazione grafica della stessa, in base alla quale potrete osservare ciò che è stato discusso finora a parole.

Pressione fiscale ottima con la curva di Laffer e nella pratica

Dopo aver visto la teoria economica che c’è dietro la curva di Laffer vediamo come questi risultati possono essere utilizzati nella pratica. Innanzitutto, una delle conseguenze più importanti che derivano dalla curva stessa è che esiste la pressione fiscale ottima. Dunque c’è un’aliquota fiscale che determina l’entrata massima per lo Stato all’interno di un sistema economico. Questo si può facilmente osservare dal grafico e deriva dai risultati sulle curve in campo matematico. Il teorema di Weierstrass afferma infatti che, data una funzione continua in un intervallo chiuso e limitato, allora tale funzione assumerà necessariamente un punto di massimo ed un punto di minimo. La curva di Laffer rientra nelle ipotesi del teorema, dunque possiamo affermare con certezza che esiste un valore della pressione fiscale ottima. Il problema ora è quello di individuare quale valore, che è l’obiettivo di qualsiasi Stato.

Sempre ragionando dal punto di vista matematico, l’individuazione dell’aliquota fiscale migliore in assoluto è estremamente semplice. Data una funzione infatti, per individuarne il punto di massimo basta studiarne la derivata. In un punto dell’intervallo dell’asse x il valore della derivata sarà positivo se il trend è crescente, mentre sarà negativo se il trend è decrescente. Il punto di massimo sarà quello con valore della derivata pari a zero e con derivata positiva nell’intervallo a sinistra di tale punto e con derivata negativa nell’intervallo alla destra dello stesso punto. Dal punto di vista teorico non è dunque un grosso problema l’individuazione della tassazione ottimale all’interno di un sistema economico. Tuttavia come spesso accade non tutti i risultati teorici poi sono facilmente applicabili nella pratica. Questo è il motivo per cui nella realtà non è così semplice individuare l’aliquota fiscale ottima per massimizzare le entrate di uno Stato. In questo senso è necessario fare alcune considerazioni per capire il perché di tale difficoltà.

Il primo problema è quello della rappresentazione della curva di Laffer nel caso di economie reali e non teoriche come quelle considerate finora. Un sistema economico può essere decisamente complesso e per questo motivo non è possibile costruire una curva semplice da analizzare come quella riportata in precedenza. Per lo stesso motivo dunque non è possibile calcolare semplicemente l’imposizione fiscale ottima da applicare per ottenere le entrate maggiori per uno Stato. Questo si può osservare semplicemente considerando le numerose riforme fiscali che negli anni sono state attuate in Italia e all’interno di qualsiasi altro Paese. Nel caso in cui fosse stato semplice individuare la tassazione ottimale allora non ci sarebbero stati problemi in tal senso. Dunque la curva di Laffer è inutile? Assolutamente no! Come abbiamo già detto i risultati ottenuti dall’economista statunitense sono di fondamentale importanza, visto che ci permettono di conoscere, seppur in parte, le dinamiche che collegano la pressione fiscale con il gettito. Quindi per aumentare le entrate di uno Stato non basta aumentare la pressione fiscale, visto che tale politica potrebbe invece diminuire tali entrate.



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