Certificazione Unica Locazioni Brevi 2018: come funziona?

L’articolo 4 del D.L. n.50/2017 ha introdotto un regime fiscale applicabile ai redditi derivanti dalle locazioni brevi di unità immobiliari ad uso abitativo, situate in Italia, la cui durata non ecceda i 30 giorni e siano stipulate da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa.

La previsione normativa a partire dal primo giugno 2017 prevede l’applicazione opzionale della Cedolare secca (con aliquota 21%) sui redditi derivanti da contratti di locazione di immobili abitativi di breve durata, stipulati da persone fisiche private a partire dal 1° giugno 2017.

Secondo quanto disposto dall’Agenzia delle Entrate la Certificazione Unica 2018 conterrà uno spazio per le locazioni brevi, per i soggetti contribuenti che hanno trattenuto il 21% sui canoni applicati, venendo ad operare come sostituti d’imposta.

Locazioni Brevi e Certificazione Unica 2018

La normativa fiscale vigente prevede che per i redditi derivanti dai contratti di Locazioni Brevi è possibile applicare opzionalmente il regime della cedolare secca, in quanto non sono riconducibili alla categoria dei “redditi fondiari”.

Per Locazioni Brevi si intendono tutti quei contratti che durano al massimo 30 giorni e sono stipulati da persone fisiche direttamente o tramite intermediari immobiliari, anche attraverso la gestione di portali online. Gli intermediari (agenti immobiliari o portali del calibro di Airbnb o Booking) intervengono nel pagamento dei canoni di locazione e trattengono direttamente il 21%.

In buona sostanza, i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, qualora incassino i canoni di locazione operano, in qualità di sostituti d’imposta, una ritenuta del 21% sull’ammontare all’atto del pagamento al beneficiario.

Gli stessi sostituti d’imposta devono provvedere al versamento della ritenuta con il modello F24 con il codice tributo 1919.

Le ritenute una volta effettuate dagli intermediari immobiliari e dai portali online che applicano l’imposta sulle Locazioni Brevi devono essere riportate nella Certificazione Unica (CU 2018) nello spazio “Certificazione redditi – locazioni brevi”, che devono compilare i soggetti che hanno effettuato la ritenuta del 21%.

Infatti, i sostituti di imposta devono rilasciare la relativa Certificazione Unica ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 322/1998 e provvedere all’invio telematico della stessa all’Agenzia delle Entrate entro il 07.03.2018.


Per la gestione del regime fiscale delle Locazioni brevi, la Certificazione Unica 2018 diventa ancora più corposa, dato che è stata inserita la nuova “Certificazione Redditi – Locazioni Brevi” ossia, un prospetto con l’indicazione dei dati relativi al contratto e alle ritenute effettuate.

In fase di compilazione della Certificazione Unica dedicata alle Locazioni brevi è necessario tenere conto della natura del reddito prodotto e della tassazione relativa.

Si ricorda che la Certificazione Unica (modello CU 2018), in Italia è l’attestazione cumulativa dei redditi di lavoro autonomo, dipendente, da pensione e assimilati che il datore di lavoro o l’Ente pensionistico rilasciano ai lavoratori o pensionati per certificare le somme erogate e le relative ritenute effettuate e versate allo Stato.

Locazioni Brevi 2018: Nuovi adempimenti Intermediari immobiliari

In buona sostanza, l’attuale normativa prevede che i gestori dei Portali del calibro di Airbnb e Booking e di tutte le agenzie di intermediazione comunichino all’Amministrazione fiscale i contratti di Locazione breve conclusi grazie ai servizi offerti dagli stessi.

Come già detto gli stessi agiscono in qualità di sostituti di imposta e rilasciano a chi affitta immobili ad uso turistico la Certificazione Unica (CU) con gli importi percepiti e le ritenute effettuate.

Non si tratta di una nuova tassa, ma di una nuova procedura pianificata ad hoc per fare in modo che tale imposta sull’affitto venga effettivamente versata all’Erario. Le sanzioni per l’intermediario inadempiente ammontano a 2.000 euro.

Tutte queste novità derivanti dall’introduzione e dall’applicazione della Tassa Airbnb 2018 avrà come obiettivo prioritario quello di combattere definitivamente l’evasione fiscale sulle locazioni brevi.

Sarà la valida occasione per dire una volta per tutte basta al fenomeno “truffaldino” che per anni ha caratterizzato il settore degli affitti delle case vacanza.

La tassa Airbnb 2018 prevede controlli serrati e nuove regole affinchè tutti i proprietari paghino la cedolare secca sui canoni di locazione la cui durata è inferiore ai 30 giorni, dato che non vi è previsto l’obbligo di registrazione del contratto di affitto breve all’Agenzia delle Entrate.

Dunque, le società che gestiscono portali web come Airbnb e le agenzie immobiliari sono obbligati a comunicare all’Amministrazione fiscale i contratti di affitto breve stipulati tramite loro.

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One Response

  1. mmm 30/05/2018

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