Libro Unico Lavoro Telematico: prorogato al 1 gennaio 2019 con approvazione Legge di Bilancio 2018

Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2018 è stato prorogato al primo gennaio 2019 l’obbligo di tenuta, aggiornamento e conservazione del Libro Unico Lavoro 2018 in modalità telematica, per effetto della nuova normativa introdotta dal Decreto Semplificazioni del Jobs Act.

Vediamo quali sono le novità in materia di LUL telematico, cos’è, come funziona, quali sono gli obblighi datoriali e le sanzioni irrogate nel caso di mancato adempimento.

Libro Unico Lavoro Telematico 2018: funzioni e novità

Il libro unico del lavoro (LUL) Telematico 2018 è la versione telematica e digitalizzata del vecchio LUL cartaceo, il libro che sostituisce i libri paga e matricola e gli altri libri obbligatori dell’impresa, istituito con gli articoli 39 e 40 del decreto-legge n. 112/2008, convertito con legge 6 agosto 2008, n. 133.

Il LUL Telematico 2018 la funzione di documentare lo stato effettivo di ogni singolo rapporto di lavoro siglato tra datore di lavoro privato con il dipendente o collaboratore e rappresenta lo strumento attraverso il quale l’INAIL e l’INPS possono verificare lo stato occupazionale del lavoratore all’interno dell’impresa.

Il datore di lavoro privato è tenuto obbligatoriamente ad istituire e tenere ad hoc il libro unico del lavoro, sul quale iscrivere i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi (con o senza progetto) e gli associati in partecipazione con apporto lavorativo.

Il decreto semplificazioni Jobs Act ha previsto la semplificazione degli adempimenti connessi alla tenuta dei libri obbligatori in materia di lavoro, introducendo il nuovo Libro Unico del Lavoro Telematico obbligatorio per le imprese, a partire dal 1° gennaio 2017 prorogato al 1° gennaio 2018 e, ora con l’approvazione della Legge di Bilancio 2018, approvato al 1 gennaio 2019.

La modalità telematica di tenuta ed aggiornamento del LUL consente all’Ispettorato nazionale del lavoro di poter incrociare le informazioni delle banche dati al fine di far emergere eventuali incongruenze in merito a presenze ed orari.


Il Libro Unico del Lavoro in versione telematica è tenuto solo presso il Ministero del Lavoro.

Cosa deve contenere il LUL telematico?

Oltre ai dati anagrafici del dipendente o del collaboratore, ne LUL telematico devono essere inseriti tutti quei dati precedentemente indicati nel libro matricola e nel libro paga ovvero:

  • qualifica professionale;
  • livello di inquadramento;
  • retribuzione di base;
  • anzianità di servizio;
  • calendario delle presenze;
  • trattenute operate e le detrazioni godute;
  • importo per gli assegni familiari dovuti al dipendente.

Chi deve compilare il Libro Unico del Lavoro Telematico?

Il LUL telematico deve essere compilato da tutte le imprese e i datori di lavoro che hanno dipendenti, collaboratori o associati.

Non devono essere registrati nel LUL Telematico i nomi e le informazioni relativamente ai tirocinanti, stagisti, lavoratori in somministrazione.

Chi non è obbligato alla compilazione del Libro Unico del Lavoro?

Non sono obbligati alla tenuta del Libro Unico Telematico del Lavoro:

  • datori di lavoro domestico;
  • imprese familiari per il lavoro del coniuge, dei figli, dei parenti e affini;
  • società cooperative di produzione e lavoro (ma sono obbligate se ci sono dipendenti con lavoro subordinato);
  • società e ditte individuali, anche artigiane, senza dipendenti;
  • Enti pubblici.

Sanzioni

Chi compila erroneamente il Libro Unico del Lavoro o non effettua la compilazione incorre in sanzioni che variano in ragione del numero di dipendenti per i quali l’errore o l’omissione siano state commesse e per la durata dell’errore.

Ecco le sanzioni previste:

  • da 150 e 1.500 euro se il datore di lavoro non inserisce tutte le informazioni richieste entro il mese successivo a quello di riferimento;
  • da 500 fino a un massimo di 3mila euro se l’ispettorato nazionale del lavoro rileva irregolarità nelle informazioni inserite nel LUL per più di 5 dipendenti e per un periodo superiore a 6 mesi;
  • da 1.000 e 6mila euro nel caso in cui le irregolarità riguardino più di 10 dipendenti e proseguano per più di 12 mesi.


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