Analisi di Bilancio 2018: Indici di liquidità, redditività, solidità patrimoniale

L’analisi di bilancio è la tecnica contabile attraverso la quale si persegue il raggiungimento di una più facile lettura delle dinamiche aziendali, al fine ultimo di favorire il confronto dei dati nel tempo (con riferimento a dati tratti da più bilanci della stessa impresa) e/o nello spazio (con riferimento ad imprese diverse) mediante la determinazione di una serie di risultati intermedi.

L’attività di analisi si compone di tre passaggi logici e successivi: la riclassificazione degli schemi contabili componenti il Bilancio d’esercizio (Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa), l’analisi per indici e, infine, l’analisi per flussi.

In questa guida focalizziamo l’attenzione proprio sull’analisi di bilancio per indici e cerchiamo di capire come è possibile leggere un bilancio d’esercizio attraverso gli indici di liquidità, redditività e di solidità patrimoniale.

Obiettivi dell’analisi di bilancio

Con l’espressione “analisi di bilancio per indici” si identifica una tecnica contabile che, attraverso la rielaborazione e lo studio critico dei valori e delle informazioni contenute nel bilancio d’esercizio di un’impresa si prefigge di:

  • comprendere la dinamica della gestione aziendale trascorsa,
  • facilitare la lettura dei dati in base alla finalità scelta (finanziaria, gestionale, funzionale, etc.),
  • rendere omogenei i dati per consentire il confronto spazio-temporale,
  • esprimere un giudizio in merito allo stato di salute dell’impresa
  • formulare stime e congetture fondate sulla presumibile evoluzione futura della dinamica aziendale,
  • ricostruire ed evidenziare parametri e grandezze più indicative dell’andamento gestionale (valore aggiunto, reddito operativo, etc.),
  • separare gli elementi attinenti la gestione caratteristica dell’impresa da quelli che si riferiscono alle gestioni accessorie o extra-caratteristiche.

L’analisi di bilancio presuppone un processo di revisione e risistemazione delle informazioni di sintesi annuale (bilancio d’esercizio) in quanto gli schemi e i documenti informativi obbligatori, strutturati ai sensi dell’articolo 2424 e 2425 della disciplina codicistica, non risultano idonei a indicare informazioni di carattere gestionale e finanziaria.

L’analisi di bilancio per indici si rende necessaria proprio per superare i limiti intrinseci alla documentazione che costituisce il bilancio d’esercizio, ricollegabili alla rigidità nella forma espositiva e all’orientamento al passato dell’informativa contabile.

Gli indici di bilancio (definiti ratios) cercano di evidenziare in modo certosino ed interpretabile la situazione economico-finanziaria e patrimoniale di un’impresa. Dal loro esame non è possibile ricavare un’analisi della situazione strategico-competitiva dell’impresa.

L’analisi degli indici si compone delle seguenti fasi:

  • si procede al confronto tra tali indici calcolati sulla situazione attuale dell’impresa e di quelli storici,
  • si confrontano indici ricavati sulla situazione attuale con quelli di aziende competitors.

Le analisi per indici permettono in genere di segnalare solo i casi più eclatanti dell’attività d’impresa (red flags) e rappresentano dei “sensori” dello stato di salute dell’impresa più che precisi strumenti diagnostici.

Benché nella prassi contabile gli indici siano numerosi, si ritiene che un’elencazione dei più significativi possa fare riferimento ai seguenti:

  • indici di liquidità o di solvibilità,
  • indici di redditività,
  • indici di solidità,
  • indici di rotazione e di durata.

Indici di liquidità

Con l’analisi di liquidità si intende valutare la capacità dell’impresa di fare fronte ai propri impegni con le attività a disposizione. Gli indici fondamentali che consentono di condurre tale analisi sono ascrivibili ai seguenti:

  • quoziente di liquidità secca (acid test ratio) calcolato come rapporto tra liquidità immediate/passivo a breve termine;
  • quoziente di liquidità normale (quick test ratio) calcolato come liquidità (immediata + differita)/ passivo a breve termine;
  • quoziente di disponibilità (current ratio test) rapporto tra attivo circolante/passivo a breve termine.

Per ottenere queste grandezze occorre aver proceduto ex ante ad una riclassificazione del prospetto di stato patrimoniale secondo il criterio finanziario.

Seguendo tale metodo, le attività vengono riclassificate in relazione al grado di liquidità vale a dire al tempo necessario per la riconversione monetaria degli impieghi di capitale.

Per quanto concerne le passività, la riclassificazione avviene in base al grado di esigibilità ossia al tempo necessario per estinguere i debiti.

Indici di redditività

L’analisi della redditività si pone l’obiettivo di apprezzare l’attitudine della gestione aziendale a remunerare il capitale che ha concorso alla sua formazione.


I principali indici:

  • Redditività del capitale investito (Return on Investment o ROI): misura il rendimento degli investimenti effettuati dall’impresa a prescindere da come essa è finanziata. Il ROI esprime la redditività di tutti gli investimenti aziendali (sia quelli della gestione operativa caratteristica che quelli della gestione operativa accessoria). Il calcolo del ROI è dato dal rapporto tra Reddito Operativo Aziendale (Reddito prima delle imposte, dei componenti straordinari e degli oneri finanziari)/Capitale Investito complessivo (Totale delle attività di bilancio).
  • Redditività del capitale proprio (Return on Equity o ROE) misura il rendimento dell’investimento effettuato dagli azionisti nell’impresa, rappresentato dal patrimonio netto. Non è altro che è un quoziente che esplicita il rendimento conseguito dall’impiego del capitale di rischio. Il suo computo è dato dal rapporto tra Reddito netto d’esercizio/Patrimonio Netto.

Lo S.P. funzionale isola le voci di pertinenza della gestione corrente dalle rimanenti (investimenti/disinvestimenti; finanziamenti/rimborsi; remunerazioni finanziarie).

Per gestione caratteristica d’impresa si intende l’attività che rientra nell’oggetto tipico dell’azienda.

Per gestione accessoria si intendono quelle attività diverse da quelle tipiche dell’impresa poste in essere con la finalità di impiegare in modo redditizio i mezzi liquidi eccedenti.

La gestione finanziaria è costituita dalle attività di reperimento di capitale e dal loro impiego nell’impresa.

La riclassificazione dello SP secondo pertinenza gestionale consente di individuare due diverse nozioni di Capitale Investito:

  • Capitale Investito Operativo Caratteristico: attività operative caratteristiche correnti + attività operative caratteristiche fisse.
  • Capitale Investito Operativo Totale: capitale investito operativo caratteristico + attività operative accessorie.

Inoltre, per computare le altre grandezze economiche poste a rapporto per il calcolo del ROI e ROE, occorre aver riclassificato il Conto economico secondo il criterio funzionale.

Interessante è calcolare e scomporre il ROI relativo alla gestione caratteristica nei due indici di efficienza:

  • ROS (Return On Sales), calcolato come rapporto tra Reddito Operativo della Gestione Caratteristica/Vendite, il quale misura la convenienza economica delle vendite, esprimendo quanto reddito operativo è generato da ogni euro di fatturato.
  • Tasso di Rotazione del capitale investito calcolato come Vendite/Capitale Investito della Gestione Caratteristica, questo evidenzia la capacità dell’impresa di sfruttare le risorse investite.

Altri indici di efficienza interessanti sono:

  • Durata media del magazzino: Magazzino/(Costo del venduto/365)
  • Durata media dei crediti comm.le: Crediti verso clienti (al netto dell’IVA)/(Vendite/365)
  • Durata media dei debiti comm.le: Debiti verso fornitori (al netto dell’IVA)/(Acquisti/365).

Indici di solidità patrimoniale

Questi indicatori sono particolarmente interessanti in quanto consentono di misurare la solvibilità di un’impresa; negli ultimi anni vengono utilizzati come indicatori anticipatori dello stato di insolvenza.

Infatti, per valutare e capire dal bilancio se un’impresa è solida occorre comprendere se l’impresa è capace di perdurare nel tempo, grazie alla sua adattabilità alle mutevoli condizioni interne ed esterne.

Da cosa dipende la solidità aziendale? Dipende da due fattori:

  1. correlazione fra fonti e impieghi (indici di copertura delle immobilizzazioni);
  2. grado di indipendenza dai terzi (indici di patrimonializzazione).

Per quanto concerne gli Indici di copertura delle immobilizzazioni (Indici di copertura finanziaria), essi consentono di valutare quanto un’azienda sia indipendente dal punto di vista finanziario e quanto sia in grado di coprire i costi degli investimenti con il capitale proprio ed eventualmente con i debiti di medio-lungo periodo.

Ecco i principali:

  • Indice di copertura delle immobilizzazioni con capitale proprio, dato dal rapporto tra Mezzi Propri/Attivo Immobilizzato. Tale indice può assumere un valore uguale o maggiore di 1 (il capitale proprio finanzia completamente gli investimenti immobilizzati); nel caso in cui il valore sia inferiore a 1, significa che l’impresa ha fatto ricorso anche a fonti esterne.
  • Indice di copertura delle immobilizzazioni con fonti esterne, calcolato dal rapporto tra (Mezzi Propri + Debiti a medio lungo termine)/Attivo Immobilizzato. Nel caso in cui l’indice assume un valore uguale o maggiore di 1 significa che gli investimenti immobilizzati sono stati finanziati da capitale proprio e di terzi a medio-lungo termine.

Per quanto concerne gli indici di patrimonializzazione o di struttura, occorre considerare i seguenti:

  • Indice di autonomia finanziaria = Mezzi Propri/(Mezzi Propri+Mezzi di Terzi). Esso misura il finanziamento dell’impresa effettuato con mezzi propri piuttosto che di terzi.
  • Indice di dipendenza finanziaria = Mezzi di terzi /Capitale Investito Totale. Questo indice aiuta a capire quanto le attività sono finanziate da capitale di terzi.


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