Tassa sulla spesa: “scontento” sulle buste biodegradabili a pagamento. Quali alternative dalle Fiandre?

A partire dal 1° gennaio 2018 è scattata la famigerata tassa sui sacchetti biodegradabili per imbustare frutta e verdura: quali conseguenze per gli italiani?

Come se non ce ne fossero abbastanza di costi, ci mancava anche la tassa sulla spesa che costringe i consumatori a pagare dai 2 ai 10 centesimi per ognuna delle bustine biodegradabile da utilizzare per imballare frutta e verdura al supermercato.

Vediamo in questo articolo le motivazioni che hanno portato il Ministero dell’Ambiente ad inviare la missiva alla GDO, i contenuti e le alternative possibili adottate dalle Fiandre per risparmiare il costo delle buste biodegradabili.

Ministero dell’Ambiente: Lettera alla GDO

Il Ministero dell’Ambiente ha inoltrato una lettera ai responsabili degli uffici legali di Coop, Conad e Federdistribuzione nella quale si prevede che l’obbligo di pagare i sacchetti biodegradabili da utilizzare per imbustare i prodotti ortofrutticole si accompagna al categorico divieto di riutilizzo delle stesse.

Una decisione presa su richiesta dell’Europa: il Ministero dell’Ambiente ha dovuto attuare una manovra in favore della lotta al consumo di plastica.

Anche per i consumatori non si potrà aggirare il nuovo obbligo sancito dalla normativa dato che, dal corrente mese gennaio 2018, occorre pagare le bustine biodegradabili dei supermercati dato che per ragioni igieniche sarà vietato portare da casa i sacchetti da utilizzare all’interno del supermercato per imbustare tutti i prodotti freschi (verdura e frutta).

La lettera del Ministero dell’Ambiente risponde ai dubbi sollevati dalla GDO

«Non viene contemplata la possibilità di sostituire con borse riutilizzabili le borse fornite a fini di igiene come imballaggio primario per alimenti sfusi», riporta la stessa missiva.

Per il Ministero si è reso necessario un coordinamento con le regole di igiene e sicurezza degli alimenti.

Cosa ne pensano gli italiani?


Una ricerca condotta dalla Ipsos ha raccolto in un sondaggio le opinioni degli italiani a tal proposito sulla tassa applicata al costo dei sacchetti biodegradabili per frutta e verdura e prodotti freschi acquistabili presso i supermercati.

Dai risultati della ricerca circa il 71% degli intervistati ha ipotizzato un esborso economico oneroso, soltanto il 28% degli italiani si dichiara contrario alle nuove regole.

Nonostante diffuso scontento da parte della popolazione italiana, il 58% degli intervistati si è paradossalmente mostrato favorevole alla legge che prevede il pagamento dei sacchetti utilizzabili per imbustare i prodotti ortofrutticoli e dell’utilizzo di materiali biodegradabili al posto della plastica.

Con questa legge giunge a sua naturale conclusione un percorso virtuoso nel settore della bioeconomia e dell’economia circolare che fa dell’Italia un modello per tutta l’Europa” riporta Assobioplastiche, l’Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili.

Alternative ai sacchetti biodegradabili?

Ci si deve interrogare se ci siano alternative valide rispetto all’utilizzo dei sacchetti biodegradabili.

Nelle Fiandre, ad esempio, è consentito ai consumatori di adoperare un sacchetto a rete realizzato in cellulosa, lavabile e riutilizzabile.

I consumatori possono anche portare da casa un proprio contenitore per l’acquisto di articoli del reparto ortofrutticolo e di tutti freschi come il pane e latticini: l’importante è che sia trasparente e consenta di controllare il contenuto.

Potrebbe essere un’alternativa importante che il popolo italiano potrebbe davvero adottare.

A nostro avviso, vi sono seri dubbi circa la legittimità costituzionale di una norma che prevede l’obbligatorio addebito della bustina biodegradabile al cliente.

Infatti, la disposizione viola i principi di libertà di iniziativa economica privata contenuti nell’articolo 41 della Costituzione. Voi che ne pensate?



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