Trattamento fiscale Certificati di Deposito 2017

Per i risparmiatori italiani che decidono di investire sui Certificati di Deposito occorre valutare il rendimento sui capitali investiti, l’aliquota di tassazione che viene applicata e l’imposta di bollo.

Essendo titoli emessi dalle banche a fronte del deposito di una somma di denaro per una certa scadenza variabile (in genere dai 2 ai 5 anni), i certificati di deposito sono considerati strumenti di gestione del risparmio e, generando rendite finanziarie, sono oggetto di tassazione e trattamento fiscale.

In questa guida focalizziamo l’attenzione proprio sulla disciplina tributaria dei rendimenti maturati sui capitali vincolati dal risparmiatore che decide di sottoscrivere in banca un Certificato di deposito per il corrente anno 2017.

Certificati di deposito: trattamento fiscale

Trattandosi di prodotti bancari di investimento, i Certificati di deposito sono un deposito vincolato di una certa somma di denaro che viene investita dal risparmiatore.

Non si tratta di titoli quotati in Borsa, non sono negoziati sui mercati finanziari e ciò li pone al riparo dalle fluttuazioni del mercato.

Il capitale del soggetto investitore è sempre “protetto” e garantito; inoltre, alla scadenza del vincolo, il risparmiatore-investitore ha diritto di vedersi rimborsato il capitale + interessi maturati. In effetti, certi istituti bancari danno la possibilità di ricevere gli interessi con pagamento periodico delle cedole.

Istituti di credito come CheBanca! non richiede al sottoscrittore di Certificati di deposito alcun costo di sottoscrizione e, a carico del cliente, grava solo l’imposta sulle rendite finanziarie e l’imposta di bollo.

Si può vincolare qualsiasi cifra con un importo minimo di sottoscrizione di 1.000 €.

Questa premessa introduttiva permette di capire il trattamento fiscale applicato ai Certificati di Deposito: infatti, in base al TUIR, la tassazione va a gravare sugli interessi maturati sul capitale investito.

Quali interessi? Tutti quelli accumulati durante il periodo in cui la somma risulta vincolata presso la banca. La tassazione sugli intessi sui certificati deposito avviene mediante l’applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’imposta con l’applicazione di un’aliquota pari al 26%.

La stessa banca emittente deve procedere con il calcolo dell’imposta applicata al soggetto investitore e deve procedere nel versare la somma di denaro al netto della ritenuta fiscale.

Il passaggio dell’aliquota all’attuale 26% a partire dall’anno 2014 per effetto dell’entrata in vigore del DL 66/2014 ha avuto come conseguenza diretta la perdita di competitività dei Certificati di Deposito rispetto ad altre forme alternative di investimento meno “gravate” da un’esosa tassazione passata dal 20 al 26%.

Tassazione Certificati di deposito: chiarimento Agenzia delle Entrate

Come precisato dalla circolare Agenzia delle Entrate numero 19/E del 27 giugno 2014, a partire dall’anno 2014 a tutti i rendimenti derivanti dai Certificati di Deposito si applica l’aliquota pari al 26%.

Ecco il dettato normativo: “le banche e Poste italiane S.p.A. applicano la ritenuta nella misura del 26 per cento, ai sensi dell’articolo 26, comma 2, del D.P.R. n. 600 del 1973, sugli interessi e altri proventi di conti correnti e depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati, maturati a decorrere dal 1° luglio 2014.

Rimane fermo il regime di non imponibilità per gli interessi e gli altri proventi corrisposti a soggetti non residenti derivanti da depositi e conti correnti bancari e postali che, ai sensi dell’articolo 23 del TUIR, non si considerano prodotti nel territorio dello Stato.”.

Imposta di bollo sui Certificati di Deposito

Il risparmiatore deve tenere debitamente conto che, oltre la tassazione al 26%, sui certificati di deposito grava l’imposta di bollo proporzionale e pari al 2 per mille sulla somma depositata.



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