Quando conviene il regime forfettario per il lavoratore autonomo

L’apertura di una partita IVA per l’avvio di un’attività professionale comporta una serie di valutazione, tra le tante spicca quella relativa alla scelta del regime fiscale da adottare.

Nell’ipotesi si parli di un giovane professionista, la scelta cadrà, molto probabilmente sul regime forfettario, ma prima di dare per scontata questa scelta, è necessario fare un confronto con tutti i regimi contabili, e capire e valutare se effettivamente, optare per questo regime, sia davvero conveniente.

Come e perchè scegliere il regime forfettario nel 2017

Limitarsi alla scelta del regime prendendo in considerazione solo la percentuale di tassazione, 5% per i primi 5 anni, 15% per gli anni successivi, è controproducente. Nella scelta del regime da adottare, è molto importante prendere in considerazione altri variabili, quali:

  • determinazione del reddito a forfait, non consentendo di dedurre i costi di gestione;
  • essendo il reddito tassato con una imposta sostitutiva, se non vi sono altri redditi non è possibile fruire di detrazioni e deduzioni IRPEF(salvo fattispecie limitate e specifiche).

Per i professionisti il reddito è determinato in una percentuale degli incassi che, per i professionisti, è pari al 78%.

Valutazioni da fare per il regime forfettario

La prima valutazione da fare è quella di stabilire quale incidenza avranno i costi sul reddito. Quindi stabilire se possono essere deducibili o meno. Infatti, nel regime forfettario, i costi relativi ammortamenti del computer, dell’auto o della stampante, non sono considerati.

Pertanto, eccenzion fatta per i contributi previdenziali che possono essere dedotti nell’anno di pagamento dalla determinazione del reddito dei forfettari, tutte le altre spese come spese mediche, assicurazioni previdenziali non sono dedotti e quindi vengono persi tutti i benefici legati a tali oneri.

E’ molto importante, dunque, porgere maggiore attenzione per quanti riguarda gli oneri, soprattutto quelli per i familiari, fino ad arrivare alla valutazione degli altri costi e, quindi, comprendere se la deduzione di essi, nell’applicazione di un regime ordinario, possa ridurre in modo rilevante il carico fiscale. Senza dimenticare, però, le detrazioni, che sono riconosciuti a tutti e, pertanto, anche nell’ambito del lavoro autonomo.


Pertanto, qualora i compensi del contribuente non sono elevati e i costi magari si, si avrà un reddito sensibilmente basso e, quindi, mediante le deduzioni e le detrazioni è possibile che si giunga ad un completo azzeramento della tassazione IRPEF.

Esempio di tassazione per contribuente in regime forfettario

Consideriamo un contribuente con compensi pari a 10 mila Euro.

Nel regime forfettario il reddito è pari a 7.800 Euro (10.000 * 78%).

I contributi previdenziali deducibili sono pari a 2.800 Euro , si avrà un reddito di 5.000 Euro (7.200 – 2.800). Quindi, ipotizzando che il contribuente si trovi in una fase iniziale con imposta al 5%, pagherà 250 Euro.

Nel regime ordinario, andando a dedurre i costi pari a 5 mila Euro, andando a determinare un reddito pari a 5 mila Euro e, successivamente, deducendo i contributi previdenziali pari a 2.800 Euro, avrà un reddito pari a 2.200 Euro. Sfruttando, in sede di dichiarazione dei redditi, le altre deduzioni previste dalla legge, porterà ad un azzeramento del prelievo fiscale.

In questo articolo abbiamo fatto una simulazione tasse regime forfettario.

E’ utile optare al regime forfettario quando il reddito risulti a limite coi 30 mila Euro e i costi sono relativamente bassi. Infatti, se un’attività presente dei costi relativamente alti, è bene utilizzarli per cercare di “azzerare” la tassazione dovuta.

I limiti da dove rispettare per poter aderire al regime forfettario sono:

  • 30 mila Euro per quanto riguarda gli incassi;
  • 20 mila Euro per quanto riguarda i cespiti ammortizzabili. E’ bene ricordare che i beni il cui costo unitario non supera a € 516,46, in via agevolativa, non rilevano ai fini del raggiungimento del predetto limite massimo.;
  • 5 mila Euro per quanto riguarda il costo del lavoro.

Nelle fatture emesse, il professionista, non dovrà indicare l’IVA, in quanto non dovuta. Dovrà indicare, invece, non subendo ritenute fiscali la dicitura: “Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89 della Legge n. 190/2014 – Regime forfetario – Importo non soggetto a ritenuta d’acconto Irpef”. E’ prevista, infine, una marca da bollo, dal valore di 2 Euro, qualora l’importo superiore a 77,47 Euro da applicare alla fattura originale.



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