Definizione agevolata delle controversie tributarie: chiarimenti del Fisco

Con la Circolare n.22/E, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarmenti in materia di Definizione agevolata delle controversie tributarie. Vediamo in questa guida la normativa di riferimento, quando deve considerarsi pendente una lite fiscale, come presentare la domanda di definizione ed il termine ultio per presentare la domanda di definizione.


Fonte normativa delle controversie fiscali

L’articolo 11 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 ha introdotto la Rottamazione delle Cartelle o la Definizione agevolata delle controversie tributariein cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado di giudizio”, nelle quali il “ricorso sia stato notificato alla controparte entro la data di entrata in vigore”, entro il 24 aprile 2017.
La Definizione agevolata è un istituto che ha come obiettivi:
1) perfezione dell’effetto definitorio relativamente alle controversie interessate dalla rottamazione dei carichi affidati all’agente della riscossione.
2) riduzione, come più volte auspicato dalla Corte di cassazione, dell’ingente quantità di ricorsi pendenti in materia tributaria, che attengono a giudizi in cui è parte l’Agenzia delle entrate.
A seguito delle modifiche apportate in sede di conversione del DL n. 50 del 2017, la medesima tipologia di definizione può essere adottata dagli enti territoriali (regioni, province e comuni), i quali possono stabilire, entro il 31 agosto 2017, l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 11 alle controversie in cui gli stessi sono parti. Lo stesso articolo 11 consente di definire, a seguito di domanda del contribuente, le “controversie attribuite alla giurisdizione tributaria in cui è parte l’agenzia delle entrate pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio”.
La definizione delle controversie pendenti prevede la presentazione di un’apposita istanza da parte del contribuente e il pagamento integrale degli importi di cui all’atto impugnato che hanno formato oggetto di contestazione e degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla notifica dell’atto.
Non sono dovute le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora: se la controversia riguarda esclusivamente interessi di mora o sanzioni non collegate ai tributi, la definizione si effettua con il versamento del quaranta per cento degli importi in contestazione.

Pendenza della lite fiscale

Per l’applicazione della definizione, l’articolo 11 richiede che la lite fiscale sia pendente, anche a seguito di rinvio, alla data di entrata in vigore del DL n. 50 del 2017, e che il ricorso introduttivo del giudizio di primo grado “sia stato notificato alla controparte”.
E’, inoltre, necessario che, “alla data di presentazione della domanda, …, il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva”.
In sostanza, la definizione delle liti può riguardare soltanto i rapporti pendenti alla data del 24 aprile 2017 e, comunque, non esauriti alla data di presentazione della domanda.
Sono da considerarsi pendenti:
1) le controversie per le quali alla data del 24 aprile 2017 sia stato proposto l’atto introduttivo del giudizio di primo grado, non definite alla data di presentazione della domanda di definizione;
2) le liti interessate da una pronuncia in primo o in secondo grado i cui termini di impugnazione non siano ancora scaduti alla data del 24 aprile 2017;
3) le liti pendenti innanzi al giudice del rinvio o, infine, quelle per le quali siano ancora in corso, al 24 aprile 2017, i termini per la riassunzione.

Domanda di definizione

Il comma 1 dell’articolo 11 subordina la definizione alla presentazione di un’apposita domanda, da rivolgere all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate parte in giudizio e da redigere compilando il modello approvato con provvedimento prot. n. 140316 del 21 luglio 2017.
Ai fini della definizione, la lite deve essere ancora pendente alla data di presentazione della domanda: l’onere di presentare la domanda di definizione grava sul “soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio” o su “chi vi è subentrato o ne ha la legittimazione”.
La domanda va presentata a cura del soggetto che ha proposto ricorso nel primo grado di giudizio oppure di chi è subentrato a tale soggetto, ad esempio a titolo di successione universale o particolare, ex articoli 110 e 111 c.p.c.

Termini per procedere con la presentazione

Il comma 6 dell’articolo 11 stabilisce che “Entro il 30 settembre 2017, per ciascuna controversia autonoma è presentata una distinta domanda di definizione esente dall’imposta di bollo. Per controversia autonoma si intende quella relativa a ciascun atto impugnato”.
Tenuto conto che il 30 settembre 2017 cade di sabato, “i versamenti e gli adempimenti, anche se solo telematici, previsti da norme riguardanti l’Amministrazione economico-finanziaria che scadono il sabato o in un giorno festivo sono sempre rinviati al primo giorno lavorativo successivo”.
Pertanto, il termine per il pagamento e per la successiva presentazione della domanda di definizione scade il 2 ottobre 2017.



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