Abolizione Studi di settore: al via agli “indicatori di affidabilità”

Se ne sente spesso e volentieri parlare ma che cosa sono gli studi di settore? Saranno davvero aboliti? Gli studi di settore, elaborati mediante analisi economiche e tecniche statistico-matematiche, consentono di stimare i ricavi o i compensi che possono essere attribuiti al contribuente.

Gli studi di settore sono utilizzati dal contribuente per verificare, in fase dichiarativa, il posizionamento rispetto alla congruità e alla coerenza. Individuano le relazioni esistenti tra le variabili contabili delle imprese e dei lavoratori autonomi con riferimento al settore economico di appartenenza, ai processi produttivi utilizzati, all’organizzazione, ai prodotti e servizi oggetto dell’attività, alla localizzazione geografica etc.

Gli studi di settore muteranno la loro funzione e, da strumento di accertamento, diventeranno strumento di compliance. Si ricorda che l’abolizione studi di settore 2017, è una delle novità inserite nella nuova Legge di Stabilità 2017 e già dal corrente anno, per circa 3,6 milioni di contribuenti società imprese, professionisti e autonomi obbligati alla compilazione.

Decreto-legge del 22/10/2016 n. 193

Disposizioni urgenti in materia fiscale e per il finanziamento di esigenze indifferibili, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 249 del 24 ottobre 2016

Art. 7-bis. Introduzione di indici sintetici di affidabilità per la promozione dell’osservanza degli obblighi fiscali, per la semplificazione degli adempimenti e per la contestuale soppressione della disciplina degli studi di settore.

Studi di settore: cambiamenti in vista

L’idea è quella di trasformare gli studi di settore in una sorta di scheda di valutazione attribuita a ciascun soggetto contribuente con tanto di score che “certifica” il suo grado di “affidabilità”. il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso un comunicato nel quale si fa riferimento ad “una riunione della Commissione degli Esperti per gli studi di settore durante la quale è stata presentata ad Associazioni di Categoria ed Ordini Professionali una serie di proposte di innovazione metodologica a seguito delle attività di sperimentazione effettuate nei mesi scorsi”.

Si fa riferimento ad un nuovo strumento, che permetterà di superare gli studi di settore, in particolare, riguardo al loro utilizzo come strumento di accertamento per “trasformarsi” in uno strumento di compliance. Saranno introdotti gli indicatori di compliance, un vero e proprio score, da 1 a 10, che rappresenterà il grado di affidabilità del contribuente.

Indicatori di affidabilità: cosa sono?

Con l’istituzione degli Indicatori di affidabilità, l’Agenzia delle Entrate vuole favorire l’assolvimento degli obblighi tributari e incentivare l’autodichiarazione di redditi imponibili, in un’ottica di compliance. L’istituzione degli indici per gli esercenti di attività di impresa, arti o professioni, rappresenta un’ulteriore iniziativa che mira, utilizzando anche efficaci forme di assistenza ad incrementare la “collaborazione” fra contribuenti e Amministrazione finanziaria.

Gli indicatori costruiti attraverso un metodo statistico- economico, forniscono una sintesi di valori, tramite la quale sarà possibile verificare la normalità e la coerenza della gestione professionale o aziendale dei contribuenti. Il riscontro trasparente della correttezza dei comportamenti fiscali consentirà di individuare i contribuenti che, risultando “affidabili”, avranno accesso a significativi benefici premiali.

Come si legge dal dettato contenuto nella Manovra bis,  i nuovi indici «rappresentano la sintesi di indicatori elementari tesi a verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili, ed esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente». In altre parole, al “voto” da 1-10 assegnato alle partite Iva corrisponderà un certo livello di affidabilità fiscale in termini di normalità e coerenza della gestione aziendale e professionale, che permetterà l’accesso ad un regime di premialità crescente basato su minori adempimenti e accertamenti meno stringenti.




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