Indennità di maternità: requisiti per le lavoratrici autonome, chiarimenti INPS

Il messaggio INPS pubblicato in data 10 maggio 2017, n. 1947 fornisce i requisiti sostanziali per le lavoratrici autonome in regime contributivo agevolato che devono presentare domanda per l’indennità di maternità.

Il requisito fondamentale è l’obbligo di versamento di tutti i contributi previsti dalla legge per il regime agevolato, compreso il contributo annuo di maternità. La prestazione della maternità deve essere riconosciuta anche nell’ipotesi in cui il versamento contributivo IVS sia insufficiente a coprire tutte le mensilità. Vediamo di cosa si tratta, a chi è rivolto, come funziona e come fare domanda.

Indennità di maternità: di cosa si tratta

Alla lavoratrice e al lavoratore autonomo spetta un’indennità economica durante i periodi di tutela della maternità/paternità; spetta alle seguenti categorie di lavoratrici autonome quali artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone, mezzadre, imprenditrici agricole professionali, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne iscritte alla gestione INPS di riferimento, in regola con il versamento dei contributi anche nei mesi compresi nel periodo di maternità.

Indennità maternità: decorrenza e modalità di erogazione

Secondo quanto sancito dagli articoli 66 e seguenti del TU Maternità/paternità, l’indennità è riconosciuta due mesi prima del parto e per i tre mesi successivi.

Il testo all’articolo 66 del TU recita nel modo seguente: “Alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali di cui alle leggi 26 ottobre 1957, n. 1047, 4 luglio 1959, n. 463, e 22 luglio 1966, n. 613, alle imprenditrici agricole a titolo principale, nonche’ alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e successive modificazioni, è corrisposta una indennità giornaliera per il periodo di gravidanza e per quello successivo al parto calcolata ai sensi dell’articolo 68”.


Ai sensi dell’articolo 67 del TU disciplinante le modalità di erogazionel’indennità di cui all’articolo 66 viene erogata dall’INPS a seguito di apposita domanda in carta libera, corredata da un certificato medico rilasciato dall’azienda sanitaria locale competente per territorio, attestante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto ovvero dell’interruzione della gravidanza spontanea o volontaria ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194”.

In caso di adozione o affidamento nazionale di minore spetta per i 5 mesi successivi all’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o in affido preadottivo nonché per il giorno dell’ingresso stesso.

Per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali, la lavoratrice ha diritto a un’indennità di cinque mesi secondo quanto stabilito dall’articolo 26 del TU.

In caso di affidamento non preadottivo, l’indennità spetta per un periodo di tre mesi da fruire, anche in maniera frazionata, entro cinque mesi dall’affidamento del minore. L’indennità non comporta comunque obbligo di astensione dall’attività lavorativa autonoma.

Indennità maternità: quanto spetta

Durante i periodi indennizzabili a titolo di maternità la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge per il tipo di attività svolta. In caso di interruzione di gravidanza oltre il terzo mese, è corrisposta un’indennità per un periodo di trenta giorni.

Come presentare la domanda

Le lavoratrici autonome devono trasmettere la domanda a parto avvenuto. La domanda si presenta online all’INPS attraverso il servizio dedicato e prevede la possibilità di allegare documentazione utile all’autorizzazione all’ingresso in Italia del minore straniero in adozione o affidamento preadottivo rilasciato dalla Commissione per le Adozioni internazionali, attestazione di ingresso in famiglia del minore adottato/affidato e così via.

 



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