APE: a breve sul sito Inps il nuovo strumento di computo

Il presidente dell’INPS Tito Boeri, in occasione della presentazione del nuovo portale INPS, ha annunciato l’uscita dello strumento di computo dedicato all’anticipo pensionistico APE per simulare l’impatto della disciplina dell’APE sulla propria posizione previdenziale. Dovrebbe essere pronto la prossima settimana lo strumento di calcolo e permetterà di calcolare sia la pensione maturata fino al momento dell’anticipo pensionistico che i costi della rata di restituzione del prestito. Il Presidente Boeri ha spiegato che intende dare ai lavoratori la possibilità di rendersi conto della propria situazione presente e delle conseguenze della richiesta di APE: “Il lavoratore che si sta indebitando deve sapere quali sono le conseguenze a lungo termine».

Le categorie interessate dalla normativa APE sono ascrivibili alle seguenti:

  • disoccupati ed impiegati in lavori usuranti e lavoro notturno,
  • lavoratori interessati in piani di ristrutturazione aziendale,
  • uscite volontarie.

Per queste categorie di dipendenti è prevista la possibilità di andare in pensione con un massimo di tre anni in anticipo, accendendo un “mutuo” da restituire in un massimo di 20 anni. Iniziativa questa che ha un contorno sociale di agevolazione per quelle categorie di lavoratori deboli economicamente, i dettagli del dettato riformistico emergono dall’incontro delle parti politiche con i sindacati. Proprio dal 1 maggio 2017, l’APE sarà realtà e, non più una proposta ideata, per chi versa effettivamente in condizioni di bisogno: i disoccupati, i disabili, le categorie di dipendenti che sono impiegati in attività professionali faticose (maestre, operai edili, infermieri, i macchinisti e gli autisti di mezzi pesanti).

Tra i requisiti economici per poter accedere all’APE sono richiesti un reddito lordo inferiore ai 1.350 euro e almeno 30 anni di contributi se soggetti in stato di disoccupazione, 35 anni se si è lavoratori attivi, 36 anni se si è lavoratori che esercitano lavori pesanti e gravosi. Potranno andare in pensione anticipata coloro con 41 anni di contributi, ovvero i lavoratori precoci che non hanno ancora 63 anni ma che hanno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni, se disoccupati o che fanno parte delle categorie previste per l’Ape.

Il pensionamento anticipato con un massimo di tre anni è possibile grazie ad un prestito garantito dalle banche e garantito dall’INPS, da rimborsare in rate mensili per 20 anni. In realtà, la lunghezza del mutuo può variare in base all’entità del prestito percepito: 20 anni è il tempo massimo previsto. Il dipendente deve accollarsi la parte della quota capitale restituendola a rate, mentre lo Stato deve coprire la quota relativa agli interessi. Il Governo ipotizza che la rata rimborsata decurta al massimo il 15% dell’importo della pensione: nella legge di stabilità 2017, il Governo ha stanziato per il capitolo pensioni, all’incirca 1,5- 1,6 miliardi di euro all’anno, 6 miliardi in tre anni.

Vediamo che importo ha la rata e di quanto viene decurtata la pensione. Facciamo qualche simulazione contabile nel caso di restituzione del prestito in 20 anni (con anticipo di tre anni) a cui si deve aggiungere il costo del premio assicurativo e degli interessi:

Importo pensioneRata mensile da restituire
1.000 euro160 euro
1.500 euro240 euro
3.000 euro480 euro

I costi sono stati concordati in questi giorni dal Governo con le associazioni nazionali di banche a Compagnie assicurative e prevedono un tasso annuo nominale (Tan) attorno al 2,75% cui vanno aggiunti i costi per l’assicurazione in caso di mancata restituzione o morte, per cui il rateo di rimborso di rimborso totale sale al 4,7% per ogni anno di anticipo.



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