Cedolare secca, quali novità

House Key

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Scegliere l’opzione cedolare secca in fase di registrazione del contratto d’affitto è possibile fino a 30 giorni dalla stipula. Lo chiarisce l’Agenzia delle Entrate.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, infatti, si ha tempo trenta giorni (un mese) dalla stipula del contratto di affitto per registrarlo e scegliere la cedola secca, grazie al ravvedimento operoso. in una nota specifica che “La registrazione di un contratto di locazione deve essere eseguita entro 30 giorni dalla data di stipula. Se l’adempimento è effettuato tardivamente, il locatore può comunque esercitare l’opzione per la cedolare secca. Avvalendosi del ravvedimento operoso, è possibile beneficiare della riduzione della sanzione, la cui entità varia in funzione del momento nel quale avviene la regolarizzazione. La sanzione va commisurata all’imposta di registro calcolata sul corrispettivo pattuito per l’intera durata del contratto, anche se il pagamento di tale imposta, per effetto dell’opzione, è sostituito dal pagamento della cedolare secca (circolare 26/E del 2011)”.

Cos’è la cedolare secca

La cedolare secca, di cui è possibile approfondire la conoscenza leggendo l’interessante articolo che guidafisco.it le dedica, è un regime agevolato basato sull’applicazione di un’imposta sostitutiva al 10 per cento dal 2014 al 2017, al 15 per cento dal 2018 o 21 per cento a canone libero. La variazione è data nei diversi dai redditi derivati da locazione e affitto immobili ad uso abitativo. Inquilino e proprietario di casa possono scegliere di avvalersi di questo particolare regime fiscale agevolato traendone entrambi alcuni benefici. In questo caso, ad esempio, il proprietario non è più soggetto a tassazione in base al reddito ma solo in riferimento al canone che viene incassato con l’affitto. L’inquilino, invece, o affittuario, vedrà ridursi i costi del canone mensile da pagare.

Quando scegliere la cedolare secca?

La cedolare secca non va, come facilmente intuibile, intesa come un obbligo. È un’opzione facoltativa di cui avvalersi. È al momento della registrazione del contratto presso l’Agenzia delle Entrate che andrebbe comunicata l’intenzione di avvalersi di questo strumento. L’alternativa è in sede di proroga scadenza. Come visto, però, con il ravvedimento operoso, l’Agenzia delle Entrate consente di avvalersi di una piccola proroga per la scelta della cedolare secca. Si tratta, nel dettaglio, dell’applicazione di un’aliquota sostitutiva, fissa e agevolata che va a prendere il posto di Irpef e relative addizionali; dell’imposta di registro del contratto di locazione; dell’imposta di bollo da 16,00 euro. In pratica, scegliendo la cedolare secca si arriva a risparmiare circa il 10 per cento in caso di canone concordato e circa il 21 per cento nei casi in cui la casa è affittata a mercato libero, da versare in acconto e saldo.

I vantaggi per l’inquilino

Per chi prende in affitto un appartamento e sceglie la cedolare secca ci sono tre grandi vantaggi. Innanzitutto, la cedolare secca, come visto, non prevede il pagamento dell’imposta di registro né di quella di bollo (pari a 16 euro ogni 4 facciate scritte del contratto).

Si tratta di tasse che vengono solitamente divise a metà tra inquilino e proprietario di casa. Inoltre, l’inquilino non è soggetto all’adeguamento ISTAT del canone. Infine, la riduzione della cedolare secca per i canoni concordati, passata negli ultimi anni prima dal 19 per cento al 15 per cento e ora al 10 per cento può essere utilizzata come strumento di negoziazione nel definire il quantum per l’affitto: se infatti fino a due anni fa la cedolare secca su un affitto concordato di 1.000 euro al mese prevedeva una tassazione di 190 €, adesso ne prevede una di 100 euro: i 90 euro di “sconto fiscale” potrebbero essere divisi fra locatore e affittuario, con un eventuale abbassamento del canone mensile a 950 euro.



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