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Le semplificazioni toccano studi di settore, spesometro, comunicazioni black list

Lotta all’evasione fiscale è la frase imperante in questi tempi. Gli studi di settore si sono da sempre presentati come strumento valido a contrastare il “fenomeno” dei redditi bassi. Recentemente erano passati in secondo ordine lasciando il passo al redditometro. Ora, viste le lungaggini per la partenza di quest’ultimo, si rivitalizza la loro azione. Con la manovra estiva il Governo era andato giù pesante con chi “taroccava” gli studi di settore, minacciando il ricorso all’accertamento induttivo nel caso si fosse verificata la situazione. Secondo ipotesi, si starebbe pensando di limitare il ricorso all’accertamento induttivo ai soli casi in cui l’infedele compilazione del modello produca un’elevata differenza fra reddito accertato e reddito dichiarato. In cantiere anche modifiche alle comunicazioni black list. Potrebbero essere escluse dalla comunicazione le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione di piccolo importo nei confronti di operatori economici che hanno sede , residenza o domicilio nei paesi a fiscalità privilegiata. Si inserirebbe, così, una soglia d’ingresso. In ultimo lo spesometro; sembrerebbe probabile l’abbattimento della soglia dei 3.000 euro (3.600 ivati) prevista per la comunicazione. Tranne che per le operazioni con privati (che manterrebbero la soglia citata), si eliminerebbe totalmente il limite ricomprendendo tutte le operazioni fatte e ricevute.

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