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Aprire la Partita Iva Persone Fisiche: ecco come procedere

In un’epoca in cui il posto fisso è diventato un “miraggio”, aprire la Partita Iva è diventato un obbligo o una necessità. Tra tanti dubbi ed incertezze sull’iter da esperire, ecco come si deve procedere con l’apertura della Partita Iva: è necessario compilare il modello di inizio attività e per quanto concerne le imprese individuali e i lavoratori autonomi, si deve utilizzare il modello AA9/12, reperibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Apertura Partita Iva Persone Fisiche: Modello AA9/12

I contribuenti che vogliano aprire la Partita Iva sono tenuti all’iscrizione al Registro delle imprese o nel Registro delle notizie economiche e avvalersi della Comunicazione Unica (ComUnica). La Comunicazione Unica è composta da un frontespizio e dalle diverse modulistiche prima presentate separatamente alle diverse Amministrazioni e consente di compilare il modello AA9/12 ed inviare il tutto in via telematica o su supporto informatico al Registro delle imprese – www.registroimprese.it.

I consigli che cerchiamo di dare in questa guida sono ascrivibili ai seguenti: per prima cosa, non conviene aprire la Partita Iva appena si inizia una nuova attività imprenditoriale perché comporta, comunque, dei costi fissi da tenere in considerazione. Inoltre, l’ordinamento italiano non richiede l’apertura di partita iva se si espleta un’attività commerciale occasionale. Qualora, abbia deciso che quello è il vero business che ami ed adori svolgere, allora, potrai deciderti finalmente di aprire la Partita Iva. Ovviamente, per aprirla rivolgiti sempre ad un buon Dottore Commercialista per farti seguire nel disbrigo di tutte le pratiche fiscali. Ricordiamo che all’atto dell’apertura della partita iva occorre scegliere il codice attività (codice ATECO).

Apertura Partita Iva: attività di business a carattere continuativo

Per stabilire se stai espletando un’attività commerciale a carattere continuativo e non occasionale, c’è il famoso tetto dei 5.000 euro. Ciò significa che se il tuo business ti porta ad introiti di importo inferiore ai 5.000 euro, non hai alcun obbligo di aprire la partita iva, ma una volta superata questa soglia, scatta l’obbligo. Quindi, se devi ancora aprirla, l’obbligo scatta solo al superamento della soglia dei 5.000 euro di ricavi nell’arco dell’anno solare. L’apertura della partita iva comporta dei costi e degli adempimenti in termini fiscali e contributivi, ma consente anche di avere dei vantaggi come la deducibilità dei costi.

In sintesi:

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Per aprire la partita iva devi avere dei ricavi certificati superiori ai 5.000 euro l’anno (certificati è sinonimo del fatto che debbono essere comprovati da ricevute). In particolare, lo scatto non è così automatico in quanto potresti prendere in considerazione un intervallo di tempo di 18 mesi. Se nei primi 12 verifichi il superamento della soglia e nei successivi 6 mesi noti che l’andamento dei ricavi è costante, allora, puoi iniziare a prendere in considerazione l’apertura della partita iva.

Partita Iva: Costi e regime fiscale

I costi di gestione di una partita IVA dipendono dal regime fiscale scelto, il quale può essere scelto tra i seguenti quali: Forfettario, Semplificato e Ordinario.

Con il regime Forfettario, i contribuenti che iniziano un’attività d’impresa, arte o professione hanno l’obbligo di darne comunicazione nella dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12). Tale comunicazione non ha valore di opzione, trattandosi di un regime naturale, ma è richiesta unicamente ai fini anagrafici. L’omessa indicazione nella dichiarazione di inizio attività dell’intenzione di applicare il regime forfetario non preclude, quindi, l’accesso al regime medesimo, ma è punibile con una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.000 euro. L’attestazione della sussistenza dei requisiti per l’accesso al regime e dell’assenza della cause ostative va fatta in sede di dichiarazione annuale dei redditi.

I soggetti che aderiscono al regime determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata. Una volta determinato il reddito imponibile, il contribuente forfetario applica un’unica imposta, nella misura del 15%, sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.

Con il regime Semplificato, le imprese individuali e le società di persone e assimilate, entrano e permangono nel regime di contabilità semplificata se i loro ricavi nell’arco di 1 anno solare, non superano i seguenti limiti: euro 400.000,00 per le prestazioni di servizi e euro 700.000,00 per tutte le altre attività. I professionisti non hanno alcun limite di ricavi da rispettare. Le nuove imprese che aprono la Partita IVA nel 2017 entrano nel regime contabile semplificato se, al momento dell’istanza per l’attribuzione del numero di partita IVA viene indicato un volume d’affari presunto che non superi le soglie di ricavi sopra indicare.

Il Regime Ordinario si differenzia  dai precedenti in quanto non presenta limiti di fatturato e vi accedono tutti coloro che non possono fruire di quello agevolato.

Per quanto riguarda la tassazione, essa prevede:

  • Irpef al 23% che sale a scaglioni a seconda del reddito;
  • Irap, ove prevista, in base alla legge regionale;
  • contributi previdenziali INPS che variano a seconda della cassa dove si versa (da un minimo del 22,65% ad un massimo del 27,72%); tra le novità del 2017 troviamo la diminuzione di tale percentuale, per gli iscritti alla gestione separata, al 25%;
  • Addizionali comunali e regionali pari circa al 2%.

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